9-25 ottobre 2026, Magenta
Visione Granito è l’installazione immersiva proposta per la Biennale di Magenta con cui Margherita Bellodi trasforma il caveau di un’ex banca in un ambiente di attraversamento e contemplazione, dove la materia si fa paesaggio e la luce ne ridefinisce continuamente la percezione.
L’opera nasce dalla rielaborazione di una rete metallica, un materiale industriale leggero e facilmente modellabile che, sottratto alla sua funzione originaria di delimitazione e contenimento, viene plasmato fino ad assumere l’aspetto di una superficie granitica. L’intreccio metallico richiama la complessità del granito: una materia antica, compatta e stratificata, simbolo di solidità, memoria geologica e permanenza. Ciò che appare roccia è, in realtà, un equilibrio di pieni e vuoti, una costruzione leggera che invita a riflettere sul confine tra realtà e percezione.
Presentata per la prima volta in occasione del Salone del Mobile 2026, Visione Granito trova, negli spazi della Biennale di Magenta, una nuova configurazione site-specific. Il caveau, luogo storicamente destinato alla custodia del valore, viene riconfigurato come una cavità minerale, una grotta contemporanea in cui il concetto di ricchezza si sposta dalla dimensione economica a quella esperienziale e sensibile.
L’intero ambiente è attraversato da una luce magenta che avvolge la materia e ne modifica la presenza. Il riferimento è quello del tramonto sulla roccia, quando la superficie minerale si accende di riflessi intensi e mutevoli. Il magenta, colore che richiama il nome e l’identità della città di Magenta, non è soltanto un elemento cromatico, ma diventa un dispositivo narrativo capace di unire il luogo, la storia e l’opera in un’unica esperienza percettiva.
Il visitatore è invitato a entrare fisicamente nell’installazione, percorrendo uno spazio in cui architettura, scultura e luce si fondono. L’opera si rivela così come un ambiente immersivo, in cui la leggerezza del metallo si trasfigura nell’apparente solidità della pietra e il caveau perde la sua funzione di spazio chiuso per diventare un luogo di esperienza, di relazione e di immaginazione. In questo slittamento di significati, la materia non custodisce più un valore materiale, ma l’esperienza stessa dello sguardo, capace di trasformare una rete metallica in una visione geologica sospesa tra artificio e natura.