Dopo aver frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Modena, si specializza nel settore della moda, nello specifico in maglieria. Al termine degli studi, inizia la sua carriera come stilista, dedicandosi alla creazione di capi d’abbigliamento che le permettono di esprimere le sue capacità. Una fase, quella progettuale del disegno dal vero dei bozzetti, che corrisponde a un processo che rende Margherita esaudita e bramosa al tempo stesso. L’artista, infatti, persegue – oltre il mondo della moda – la sua passione per le arti visive esplorando le più svariate forme di creazione. Dalla progettazione di scenografie per i teatri comunali, alla frequentazione di corsi quali: restauro di dipinti antichi, doratura a foglia oro, trompe-l’œil e tecnica dell’aerografo. Appassionata di scrittura medievale e cancelleresca i suoi schetch book sono mondi da scoprire. Una genialità spontanea che si distingue per la sua capacità di disegno e realizzazione vicinissima al vero, in cui l’attenzione per il dettaglio, la proporzione delle forme, la pulizia del tratto, diventano prerogativa di Margherita Bellodi.
Una carriera, quella della stilista – se possiamo permetterci – creativa a metà. Una strada dove l’espressione artistica trova un piccolo limite, quello del dover realizzare qualcosa che soddisfi esigenze a monte. Un disegno che diventa un prodotto, che nella fattispecie potrebbe già essere un processo di gran appagamento, ma in questo caso diventa un confine da oltrepassare per il placet verso la creatività più assoluta e non più soggetta a regole. Margherita desiste dal settore moda per liberare la sua più intima inclinazione verso la pittura. Prima la matita e la carta, poi la carta e la china, ora l’olio e la tela. Passione, reinvenzione, sperimentazione. Nuove tecniche e nuove forme. Dai figurini di moda per capi da collezione all’osservare la natura con il desiderio di rappresentarla.
Che sia la partenza per un viaggio con la velocità delle immagini che scorre, che sia una mattina qualsiasi con la luce calda che entra dalla finestra di casa, che sia una passeggiata in città con l’aria tra le fronde degli alberi, l’artista trova nella natura l’ispirazione per le sue opere. Nello specifico, Margherita è incantata dagli alberi, nel senso più stretto del termine. Gli alberi come elementi essenziali per le nostre vite, nelle nostre città. Gli alberi sono ossigeno, aria preziosa e Margherita vorrebbe metterli in tutti quei luoghi dove non ci sono. Nelle nostre case ad esempio. Una nuova forma di equilibrio estetico e forse anche interiore. Ogni sua opera è un albero che può essere messo laddove non c’è. Laddove darebbe un valore aggiungo. L’albero è energia. Tronchi e rami diventano forme necessarie per la sua produzione. Profili che alle volte sono materia, altre sono la pura proiezione dell’ombra su una superficie. Evanescenti linee che diventano il soggetto del quadro.
Provando a enunciare la poetica dell’artista, sorge sincero raccontare le fasi del suo lavoro. Lo step preliminare è quello dell’osservazione delle forme – le precedenti citate sagome di rami e tronchi – che diventano disegni minuziosi su carta bianca di una moleskine da tasca, che si semplificano in bozzetti su carta da spolvero realizzati a china, che si traducono in oli su tela. Fase ultima esauriente in cui lo sfondo è caratterizzato da una campitura sulla quale le spatolate materiche monocrome creano la scena su cui dipingere il vero soggetto dell’opera: l’albero. Un ramo, un tronco. Forme di colore nero che si intrecciano, che si estendono con proporzione sulla superficie. Dapprima linee dettagliate, poi chiazze ordinate. Le ultime quasi geometriche. Se il fare arte di Margherita l’ha sempre arginata nelle sue qualità: eleganza, classicità, gusto, rigore, ordine, tranquillità, ora con la pittura è in grado di dare spazio all’imperfezione della macchia che così spaziando sulla tela libera l’artista dal suo paradigma estendendola verso una nuova dimensione.
Riconoscibile nel fare arte di Margherita e nella sua poetica, la filosofia Wabi Sabi, termine traducile come visione del mondo fondata sull’accettazione delle cose nei loro difetti e per la loro temporaneità. La citazione Scoprire nell’imperfezione la bellezza delle cose diventa un mantra per l’artista che nel significato più intrinseco trova la sua estetica formale, pittorica e contenutistica.