Là dove gli alberi custodiscono il tempo

A cura di Martina Corbetta
FONDAZIONE MUDIMA

Via Tadino, 26 – Milano

La Fondazione Mudima presenta la prima mostra museale di Margherita Bellodi, un progetto espositivo che raccoglie una serie di opere inedite e segna una tappa significativa nel percorso dell’artista.

Dopo una lunga esperienza professionale nel mondo della moda, Bellodi approda all’arte contemporanea sviluppando una ricerca personale che trova nella natura, e in particolare negli alberi, il proprio nucleo generativo. La mostra rappresenta l’evoluzione di un’indagine avviata nel corso degli anni ed emersa nel progetto Di luci e di ombre. Di alberi (Milano, 2024), dove l’artista osservava il dialogo tra luce, ombra e paesaggio come origine di una riflessione più ampia sul tempo, sulla memoria e sulla percezione. Per Bellodi gli alberi non costituiscono solo un soggetto iconografico, ma una presenza essenziale. Sono organismi che accompagnano la vita sulla terra da centinaia di milioni di anni e che continuano a sostenerla in modo silenzioso e costante. Nella loro apparente immobilità custodiscono una forma di conoscenza ancestrale, una memoria che attraversa le generazioni e che l’artista tenta di intercettare attraverso il proprio lavoro.

Il percorso espositivo si sviluppa attorno a tre nuclei di opere che dialogano tra loro. La più impattante è un’installazione di lunghe strisce di tessuto ricamato appese verticalmente al soffitto. Il filo sostituisce il segno grafico e l’ago prende il posto della matita: tronchi, cortecce e ramificazioni emergono lentamente dalla superficie attraverso una pratica che unisce gesto, ripetizione e contemplazione. Ogni opera diventa parte di un bosco più ampio, una costellazione di sagome che invita il visitatore a rallentare lo sguardo e a riconnettersi con una dimensione spesso trascurata. Accanto a questa serie trova spazio Il papiro, un progetto che nasce dall’osservazione delle strutture arboree e dalla loro trasformazione in una scrittura immaginaria. Tronchi e rami diventano lettere, segni e alfabeti appartenenti a un linguaggio asemico e indecifrabile, evocazione di una possibile forma di comunicazione che precede o supera quella umana. Elemento nuovo è il blu, un colore che attraverso le opere pittoriche apre su uno spazio mentale e contemplativo. Profondo e silenzioso, attraverso incisioni sulla superficie pittorica il blu accoglie le tracce degli alberi e ne amplifica la dimensione simbolica, trasformando lo spazio in un luogo sospeso nell’immaginazione. In queste stratificazioni di segni e di materia si manifesta una riflessione sul tra scorrere del tempo, sul processo di cambiamento e sull’impermanenza.

Con questa mostra Margherita Bellodi presenta una ricerca che intreccia osservazione della natura, pratica manuale e costruzione poetica, invitando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra essere umano e ambiente naturale. Un percorso che nasce dall’attenzione verso gli alberi e che, attraverso il disegno, il ricamo e l’uso di nuovi linguaggi, restituisce visibilità a ciò che troppo spesso rimane sullo sfondo della nostra esperienza quotidiana.

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